VISIONAREA

VISIONAREA è un progetto che nasce da una idea dell'artista Matteo Basilé e dall’Associazione Amici dell’Auditorium Conciliazione, e si avvale del sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo: un organismo solido e affascinante, grazie all'unione tra creatività e managerialità, destinato all'arte contemporanea in chiave attuale e trasversale. Attuale perché capace di creare reinventando un luogo come l'Auditorium della Conciliazione, nel rispetto della sua vocazione ma ampliandone le potenzialità espressive.

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CURRENT EXHIBITION:

La quinta mostra della stagione autunno/inverno 2017 di Visionarea Art Space, con sede al secondo piano dell’Auditorium Conciliazione, è la penultima del ciclo a cura di Claudio Composti, realizzate in collaborazione con mc2gallery di Milano, di cui è direttore artistico e co-fondatore insieme a Vincenzo Maccarone. La rassegna Visionarea si avvale, per il secondo anno consecutivo, del sostegno della Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, e vede ora esposte le opere di Erica Nyholm, nel progetto dal titolo “La quarta parete”.

 

Erica Nyholm (Helsinki, classe 1987) è una fotografa finlandese. Nel 2012 è stata una delle giovani artiste segnalate a Paris Photo da Christian Caujolle per la sezione Giovani Talenti.

Ella utilizza la fotografia con un grande senso di regia e composizione pittorica, nel solco della tradizione ritrattistica che affonda le radici negli albori della storia dell’arte. Ritrae se stessa o la sua realtà famigliare e amicale, ricreando potenti ritratti di famiglia contemporanei. Erica ci parla di tradizioni sociali e di appartenenza a un gruppo. Nelle sue storie, si concentra una forte presenza di personaggi con un (presunto) bagaglio di legami parentali che ogni famiglia si porta dietro, specie nella relazione inter-generazionale tra donne. In un tempo sospeso, ci mostra un album privato che riesce a ricreare atmosfere intime che tutti noi conosciamo bene e di cui diventiamo testimoni e attori involontari grazie all’“effetto di straniamento”, tecnica teatrale di coinvolgimento diretto del pubblico per renderlo più critico, definito da Bertold Brecht, sfondando quella che in gergo si chiama “quarta parete”, l’immaginaria divisione tra attori e spettatori. Ma allo stesso tempo, nelle opere di Erica Nyholm c’è un senso di famigliare, come quando si arriva, attesi, in ritardo ad un appuntamento. Quasi quei suoi stessi personaggi ci stessero aspettando per la resa dei conti.

 

Afferma il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele della Fondazione Terzo Pilastro: «Le fotografie di Erica Nyholm sono caratterizzate da una perfezione estetica assolutamente apprezzabile per il suo realismo. Tutto, nel contesto delle foto, è curato fin nel minimo dettaglio: la luce, i colori, le scenografie degli interni, la scelta degli esterni. Le figure umane, indipendentemente dalla posizione assunta, sono al centro dell’azione, in una dinamica coinvolgente. Ci si interroga sulle storie dei personaggi ritratti, sui loro rispettivi legami, sul perché di quello sguardo o di quell’ostentato distacco. Ci si sente parte di una vicenda umana, tutta da scoprire ed interpretare.».

 

Ognuno di noi entra così in qualche maniera a fare parte di queste storie un poco inquietanti, pur nell’estetica controllatissima, nel ruolo di amici, figli, parenti o genitori. Ognuno con il proprio peso di ricordi, legami, affetti e, a volte, dolori. Ognuno con il proprio copione da recitare. Si va in scena.