VISIONAREA

VISIONAREA è un progetto che nasce da una idea dell'artista Matteo Basilé e dall’Associazione Amici dell’Auditorium Conciliazione, e si avvale del sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo: un organismo solido e affascinante, grazie all'unione tra creatività e managerialità, destinato all'arte contemporanea in chiave attuale e trasversale. Attuale perché capace di creare reinventando un luogo come l'Auditorium della Conciliazione, nel rispetto della sua vocazione ma ampliandone le potenzialità espressive.

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CURRENT EXHIBITION:



PIER PAOLO CALZOLARI

IL SOGNO E IL SEGNO


a cura di Luigi De Ambrogi
Opening: martedì 6 novembre 2018 ore 18.30

 

Durata mostra: 6 novembre / 11 gennaio 2019

 

In collaborazione con la Galleria Luigi De Ambrogi

Seconda mostra della terza stagione di Visionarea Art Space che per il terzo anno consecutivo, vede il prezioso sostegno della Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele.
Con sede al secondo piano dell’Auditorium Conciliazione, il 6 novembre sarà presentato un progetto espositivo di Pier Paolo Calzolari.

Dai primi lavori attorno al 1965 fino ad oggi Calzolari ha seguito un processo di ricerca complesso sotto il segno del pluralismo, evitando ogni forma di ripetizione che non fosse legata alle esigenze del reale. Per la continua capacità di rigenerarsi negli oltre quarant’anni della sua carriera è oggi considerato uno degli artisti più inventivi e vivaci della sua generazione.

 

 

Nato nel 1943, Calzolari realizza nel 1966-67 l’opera-performance Il filtro e benvenuto all’angelo nel suo studio di Palazzo Bentivoglio a Bologna ed è fra gli artisti che espongono al “Deposito d’Arte Presente” di Torino in una delle iniziative inaugurali dell’Arte Povera.

Nel 1969 partecipa alla rassegna di Berna When Attitudes become Form.

Nascono in questi anni le sue prime sculture ghiaccianti e il lavoro intitolato la ‘Casa ideale’ che riunisce opere di tipologie diverse che l’artista realizza fattivamente a partire da un suo testo scritto con valore programmatico. La prossimità con gli altri artisti dell’Arte Povera si manifesta nell’esigenza affermata da Calzolari di un’orizzontalità d’ispirazione francescana che porta a una rielaborazione dei rapporti fra arte, esistente, e natura.

L’utilizzazione di materiali poveri – come foglie di tabacco, margarina, petali dell’albero di Giuda, muschio, piombo, ghiaccio, neon dalla luce evanescente – testimoniano il desiderio di duttilità non convenzionale dell’artista la cui purezza espressiva e formale è sempre legata al passaggio del tempo e al processo di trasformazione della materia.

Se alla fine degli anni ’60 è stato un cardine di quella pattuglia di artisti definiti dal critico Germano Celant sotto il nome di ‘Arte Povera’, oggi porta nel mondo l’orgoglio dell’arte italiana di quell’epoca. Come poi tutti loro hanno continuato il loro lavoro in completa autonomia. Ancora oggi, poco più che settantenne, desta grande attenzione il suo lavoro come mostrano le recenti esposizioni alla Pace Gallery di New York e alla White Cube di Londra.

È qui presentato allo spazio Visionarea Art Space da Luigi De Ambrogi, curatore dell’esposizione e gallerista che a cavallo tra gli anni ’70/’80, ha esposto il lavoro di Calzolari in quattro importanti mostre con un importante lavoro del 1972 insieme ad alcuni rari disegni.

 

 

 

 

BIOGRAFIA

Pier Paolo Calzolari (Bologna21 novembre 1943). Vive e lavora a LisbonaPortogallo.

Si forma a Bologna dove tiene la prima personale nel 1965 presso la Sala Studio Bentivoglio. Dall'anno successivo abbandona le tecniche pittoriche tradizionali; nel 1967 sempre presso lo Studio Bentivoglio presenta la performance intitolata Il filtro e benvenuto all'angelo con un riferimento all'opera di Pino Pascali. Diviene presto uno dei protagonisti dell'Arte povera. Tra i materiali più usati da Calzolari troviamo il ghiaccio, la margarina, il piombo fuso, le scritte al neon, materiali metallici, organici e naturali, malleabili, con una preferenza per le relazioni che implicano il concetto di trasformazione e aggiungendo agli oggetti fisici il suono come esperienza temporale. Nel movimento dell'arte povera si distingue per la qualità poetica e letteraria dei propri lavori con azioni al limite della performance (Canto sospeso, 1973). È presente alla Biennale di Venezia negli anni 1978, 1980 e 1990. Nel 1992 è a Documenta IX a Kassel. Negli anni Ottanta torna a lavori pittorici tradizionali con astrazioni di matrice metafisica ed esistenziale, peraltro già precedentemente presenti insieme a dimensioni di tipo affettivo.